La Principessa Elettra Marconi benemerita del Monumento Faro ai naufraghi del Titanic

di Livio Spinelli

Dal 2021, la Principessa Elettra Marconi, Cittadina Onoraria di Santa Marinella e il Professor Livio Spinelli, del “Parco della Scienza G. Marconi di Santa Marinella”, partner della “TITANIC Lighthouse Foundation” (NYC), hanno attivamente sostenuto la raccolta di fondi negli Stati Uniti, pari a un milione di dollari, per il recupero del “Monumento Faro” in memoria dei naufraghi del TITANIC, situato a Manhattan Sud, all’altezza del Molo n.17, nel Porto di New York. Il Presidente della TITANIC Foundation Adrian Saker, ha inviato un Attestato di Benemerenza alla Principessa Elettra Marconi, in virtù della Stazione Radio di suo Padre Guglielmo Marconi, installata a bordo della nave, che consentì il salvataggio di 733 passeggeri, e a coloro che hanno contribuito al restauro di questo monumento, tra i quali alcuni membri del Senato e del Congresso degli Stati Uniti, il Delegato del Comune di New York, il quotidiano NEW YORK TIMES, una serie di Istituzioni e diversi familiari discendenti dei naufraghi. Il Sindaco di New York Eric Adams, ha Decretato il 15 Aprile, “Giornata del Monumento Faro di TITANIC”.

Il monumento fu realizzato dagli architetti Whitney Warren e Charles D. Wetmor e il restauro della parte muraria – completato lo scorso giugno 2026 – sotto la supervisione del Department of Interior’s “Standards for the Rehabilitation of Historic Structures” secondo le norme del US International Council on Monuments and Sites’s International Scientific Committee on the Analysis and Restoration of Structures of Architectural Heritage, a cura dell’architetto Jan Hird Pokorny. Nel suo interno saranno allestite foto, filmati, documenti, memorabilia, compresa una pergamena e una video testimonianza della Principessa Elettra Marconi, a imperitura memoria di suo Padre e della sua radio che trasmise l’SOS. Al momento dell’inaugurazione – prevista per la primavera del 2027 – sarà scoperta una lapide in memoria di tutti coloro che perirono nel naufragio, compresi quaranta nostri connazionali, tra i quali i membri dello Staff del Ristorante di Prima Classe “À la Carte” del celebre direttore Luigi Gatti di anni 36, Sebastiano Del Carlo di 29 anni, che riuscì a mettere in salvo sua moglie incinta Argene, Alfonso Meo di 48 anni famoso liutaio che viaggiava per consegnare un violino a un cliente americano, Sante Righini segretario di una ricca signora americana in 1ª classe, Alberto Peracchio di 20 anni e suo fratello Sebastiano 18 anni, Battista Bernardi di 22 anni, cameriere, Giovanni Salussolia di 25 anni, responsabile della cristalleria di bordo, Giuseppe Fioravante di 23 anni, addetto alla dispensa e i camerieri Enrico Ratti di 21 anni, Vincenzo Gilardino di 31 anni. Tre passeggeri italiani invece riuscirono a salvarsi: Emilio Portaluppi, Luigi Finoli e la cameriera Angela Bassani.

Padre Thomas Byles

Uno spazio speciale sarà dedicato in memoria Padre Thomas Byles, un Sacerdote cattolico inglese, per il suo eroico sacrificio quando rinunciò per ben due volte di salire su una scialuppa di salvataggio e rimanendo a bordo ad ascoltare le confessioni, confortare i passeggeri ed impartire l’assoluzione prima che la nave affondasse.

Padre Byles era stato ordinato Sacerdote a Roma dal Cardinal Pietro Respighi, nella Basilica di Sant’Apollinare (1902), diplomatosi poi in Teologia Dogmatica e Sacre Scritture  all’Università Gregoriana. Sul TITANIC aveva con sé un altare portatile con cui attrezzò una cappella in un angolo di terza classe, dove tutti i giorni celebrava la Messa davanti alla  buona e povera gente che sperava di far fortuna in America.

Durante la tragedia collaborò con l’equipaggio affinché la salita sulle scialuppe avvenisse secondo la norma: “prima le donne e i bambini”, poi “i più giovani tra gli uomini”. 

Quelli che sul Titanic capirono che presto sarebbero scomparsi nell’Oceano, si adunarono attorno a lui, l’alter Christus, rimasto a infondere fiducia e ad accompagnarli alla Vita eterna: li fece mettere in fila e ordinò che gli passassero davanti per lo scambio di poche parole, una brevissima preghiera, poi l’assoluzione in articulo mortis. Nelle due ore che il TITANIC impiegò ad affondare, ascoltò la confessione di moltissimi passeggeri, rimasti intrappolati. Poi, essendo vicino l’abisso, impartì l’assoluzione generale, quindi intonò il Rosario che riuscì a terminare in mezzo ai morituri, anche di altre religioni.

Alla prima luce del giorno, dalle scialuppe, quelli che erano sfuggiti all’immane naufragio, diranno che fino all’ultimo istante, sentirono le risposte dei passeggeri alle invocazioni di padre Thomas e il canto della Salve Regina a Maria Santissima “Spes desperantium” (speranza dei disperati), fin quando la nave sprofondò tra i flutti dell’Oceano.

Nel 1913, il fratello e la moglie che dovevano essere sposati da padre Thomas, da New York andarono a Roma in udienza dal Santo Papa Pio X, il quale volle che gli fosse raccontata la storia di padre Byles. Grosse lacrime scesero dagli occhi del Pontefice, il quale dichiarò che padre Thomas era «un autentico martire della fede, per il rifiuto di salvarsi, salvando altri, e un coraggioso testimone di Cristo». I cattolici inglesi lo ricordano come “il martire del Titanic”.

Di recente S.E. Mons. Bp. Alan Williams, Vescovo della Diocesi di Brentwood, sede suffraganea dell’arcidiocesi di Westminster, che si estende dalla contea dell’Essex fino ad alcuni borghi di Londra, dov’era incardinato Padre Byles, ha inviato una richiesta ufficiale in Vaticano a S.E. Cardinal Marcello Semeraro, Prefetto del “Dicastero delle Cause dei Santi, Commissione dei Nuovi Martiri – Testimoni della Fede”, per l’apertura della Causa di canonizzazione di questo Servo di Dio – il cui postulatore è il reverendo Fr. Graham Smith – evidenziando che: «Padre Byles servì il popolo di Dio con dedizione esemplare, culminata nel suo ultimo ed eroico ministero a bordo del TITANIC. Molteplici e concordi testimonianze raccontano che rifiutò due opportunità di mettersi in salvo, scegliendo di rimanere tra i passeggeri che non poterono salvarsi, pregando con loro, confessando, offrendo parole di speranza e guidandoli nella recita del Rosario negli ultimi momenti della loro vita. Le sue azioni rivelano un cuore sacerdotale completamente conformato a Cristo Buon Pastore, che “dà la vita per le sue pecore”. La sua vita offre una testimonianza attuale del sacerdozio vissuto nel servizio, nella fedeltà e nell’amore disinteressato – virtù che la Chiesa ha urgente bisogno di mettere in luce nel nostro tempo. Per queste ragioni desidero chiedere al Dicastero i passi preliminari necessari per verificare se sia possibile avviare la causa. È mia convinzione che la vita e la morte di padre Byles meritino un attento discernimento ecclesiale, affinché la Chiesa possa giudicare se siano effettivamente presenti i segni delle virtù eroiche o del martirio».


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