Parziale comunicato stampa inviatoci da Marcello Manelli – L’APFIP – Associazione Periti Filatelici Italiani Professionisti – ha riaperto il proprio sito (www.peritifilateliciapfip.it). Dopo un periodo di assestamento, l’APFIP si presenta ora con una veste grafica rinnovata e più funzionale. Sono elencati i soci che attualmente sono nove: Luca Andreoni, Giacomo Bottacchi (tesoriere), Egidio Caffaz, Diego Carraro, Raffaele Diena (vicepresidente), Oliviero Emoroso, Marcello Manelli, Manuela Sorani, Serena Vignati (presidente). Sono trattate le finalità e gli scopi dell’associazione. L’APFIP è l’unico sodalizio italiano riconosciuto da AIEP (Association Internationale des Experts en Philatélie), a testimonianza della reputazione internazionale dei suoi Associati.

È, per la redazione, gran soddisfazione poter inserire il parere del milanese Perito FilatelicoGiacomo Bottacchi, da anni, richiesto e testimone per le manifestazioni filateliche internazionali.
Riportiamo questo primo intervento augurandoci il giudizio positivo del nostro lettore.

A distanza dei canonici dieci anni delle grandi mostre Internazionali sotto l’egida della Fip si è tenuta “Boston 2026 WSC”. Il pubblico presente è da segnalare in diminuzione rispetto alle precedenti edizioni di Washington (2006) e New York (2016), fattore che, in ogni caso, ho potuto verificare non incidere sul grado di soddisfazione dei mercanti presenti, tutti più che soddisfatti dalle vendite o dai contatti ottenuti. Interessante anche la corte d’onore, con collezioni eclettiche ed una quantità di “Jenny” capovolti (compresa una delle cinque quartine note) da far venir voglia di tornare in Italia in “loop”.
Per quanto riguarda i risultati, il Gran Premio d’Onore (classe campioni) è stato assegnato a Alfred Schmidt, attuale presidente della federazione tedesca, per la sua bellissima collezione di Prussia classica mentre sia il gran premio internazionale che quello nazionale sono stati attribuiti a due raccolte di storia postale la prima delle quali relativamente al Canada, ciò sebbene anche altri candidati avrebbero avuto le qualità sufficienti per poter ambire ai massimi riconoscimenti.
Dal punto di vista organizzativo bisogna plaudire alla scelta della sede della mostra ed alle molteplici iniziative ed incontri messi in campo dagli americani; unico piccolo appunto si può muovere al catalogo della mostra (pagato dalle pubblicità delle ditte, le quali occupavano una buona metà del volumetto), modesto per realizzazione grafica e posto in vendita ad un prezzo non proprio popolare come un compendio alla comprensione dell’esposizione e della sua disposizione dovrebbe in fondo avere.
Ultima riflessione che viene spontanea a chi ha visto mostre per oramai quasi cinquant’anni è quella del capire perché il livello medio delle collezioni si stia abbassando; a tal proposito auspico che tale evidenza possa aprire un serio dibattito sulla necessità d’innovare una formula espositiva che al momento tiene lontane tante belle collezioni, riavvicinando coloro che vedono nella complessità di regole troppo burocratiche un ostacolo a quello che il piacere della filatelia dovrebbe rappresentare.


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