Il mio “Friul” – 1956/1958

dopo aver vissuto il finale della Seconda Guerra Mondiale

Eccomi, in foto, liceale al D’Annunzio di Pescara che affronto la specializzazione in lingue straniere direttamente in Spagna (Santander), Francia (Sorbonne), Inghilterra (Londra). A fine anno 1956 mi è d’obbligo il Servizio Militare e, quale militare semplice, sono tenuto a usare la carrozza ferroviaria di 3a classe, con cambio a Torino; giungendo a Cuneo dove mi attende il mese di C.A.R. e la divisa a doppia stella di collare. Maneggio il mitra MAB e la prima bomba a mano nei campi scuola al confine francese. Tappa successiva la “Cecchignola” di Roma con divisa e matricola N° 84165 con la specializzazione nella patente di mezzi cingolati e attestazione di volo.

Ultimo lungo percorso ferroviario in divisa, direzione UDINE. Regione confinante con Austria e Jugoslavia, dalla montuosa CARNIA con Tarvisio italiana fino al Mar Adriatico con Grado e Iesolo. Pochissima la differenza con il mio Abruzzo.

Sono in fureria della caserma “Spaccamela” che fa parte della Divisione Genio della “Mantova”. Mio grado militare: soldato semplice con la differenza, nell’intera divisione, dove non viene indossata la normale busta ma, sul capo, il cappello a visiera degli ufficiali senza alcun fregio.

Eccomi, quindi, a scoprire, ad apprezzare, a conoscere il friulano e la donna friulana che, fin dalla Prima Guerra Mondiale, ha simpatia per chi indossa la divisa militare. Due anni di naia con possibilità di poter indossare abiti civili fuori caserma, ottenere permessi per creare amicizia e, la mia passione filatelica molto frequentata a Udine (3 negozi) e nel resto della Regione del Friuli-Venezia Giulia, Trieste e Pordenone.

Il congedo arriva il 26 Agosto 1958 ma il mio profondo legame con questa Seconda Patria si rinnova anche in anni successivi in quanto amante dello sci, fino alla vicina Cortina e operatore nel settore filatelico.

Friuli Venezia Giulia – Maggio 1976

Ero a Milano, quel pomeriggio del 6 maggio. L’ondulazione e movimento da tutto quanto ci circondava, mi segnala che era il terremoto. Quanto molto più grave e scioccante per me è la notizia del disastroso terremoto in Friuli. Il pensiero mi riporta ai miei tanti amici fraterni friulani, anche filatelici, e allo stesso territorio.

Come detto ero a Milano in qualità di Editore e Perito filatelico e programmavo l’uscita editoriale del Catalogo Enciclopedico Italiano. Con l’auto, mi dirigo a Udine desideroso di incontrare alcuni negozianti filatelici, amici friulani e, a Gemona, il mio primo amore. Le scosse telluriche si susseguono quotidianamente, la desolazione e distruzione è evidente dalla Carnia confinante fino a Grado Lignano fino a Pordenone. Vedo con dolore solo tendopoli, furgoni e famiglie intere nelle piazze, parchi e giardini.

Dal 14 al 17 maggio torno a Udine per descrivere, anche al mondo collezionistico-filatelico, quanto accade nel primo soccorso e il provvido aiuto anche da parte delle Poste per l’avvenuto interessamento del Ministro Orlando.

Nel Palazzo di Poste Centrali di Udine, vengo ricevuto dal funzionario giunto da Roma: Dr. Cammarota, che è presente fin dal lunedì mattina. 40 uffici postali sono stati dichiarati inagibili e viene provveduto alla “Franchigia” per tutta la corrispondenza della «zona terremotata» (in foto).

Tra i tanti morti, risultano accertati cinque decessi di impiegati postali di cui tre a Gemona, dove risultano completamente distrutti i due uffici postali.

Sono a Udine il lunedì 17 maggio e mi avvalgo di una intervista lampo concessami dall’Economo, presso le Poste Centrali del capoluogo friulano, Cav. L. Franzutti. Vengo a conoscenza che la mattina successiva al terremoto (giovedì 6 maggio ore 21 precise) partivano, dalla sede di Udine, uomini e tutti i mezzi postali disponibili comprendenti attrezzature (cancelleria varia, timbri, modelli stampati), tende di emergenza, denaro in contanti (per i pagamenti di vaglia, conti correnti, pensioni causa l’inagibilità delle casseforti negli uffici colpiti dal sisma). 

Al rientro in Udine dopo la prima giornata di emergenza e precisamente la sera del venerdì 7 maggio, i rapporti dei singoli ufficiali postali davano un quadro desolante della tragedia che si andava delineando nella sua reale gravità minuto per minuto.

La situazione di emergenza era drammatica principalmente per la città di Gemona il cui centro-storico era irraggiungibile per cui si provvedeva all’installazione di una tenda da campo ed un ambulante postale attrezzato per qualsiasi esigenza postale vicino la stazione ferroviaria nella zona di Gemona denominata PIOVEGA.

A seguito del mio percorso automobilistico arrivo a Tarcento dove la strada viene interrotta con un passaggio a livello aperto ed i binari del treno occupati da un mezzo ferroviario.

Alcuni automezzi, scortati dai messaggeri, partono dalla sede ferroviaria per la consegna e l’immediato ritiro di tutti i dispacci e pacchi verso gli 80 uffici postali regionali, automezzi che, in serata, rientrano in Sede.

Continua il mio percorso friulano in auto dopo aver acquistato alcune buste da utilizzare per la timbratura in franchigia da spedire alla mia sede di Milano e Pescara. Documentazione ricevuta con timbro di arrivo e mia sigla peritale.

Faccio presente di una iniziativa, per una sottoscrizione finanziaria, dal Presidente Ing. Carmine Perroni, dell’Associazione Commercianti Filatelici, somma da devolvere alle famiglie dei postali terremotati.


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