Libano, uno Stato in crisi tra instabilità interna e la PALESTINA

di Rossella Vezzosi

Nostra corrispondente da Strasburgo

Il Libano attraversa una delle fasi più fragili della sua storia contemporanea. Un tempo considerato il centro finanziario e culturale del Medio Oriente, oggi il Paese è segnato da una crisi economica, politica e sociale profonda, aggravata dalle tensioni regionali e dal conflitto che coinvolge Israele, Hezbollah e la questione palestinese.

Le radici della crisi sono profonde: decenni di corruzione, clientelismo e debito pubblico hanno progressivamente indebolito lo Stato. A peggiorare la situazione è stata l’esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020, che ha provocato oltre duecento morti e devastato parte della capitale. L’inchiesta sulle responsabilità politiche è rimasta ostacolata da pressioni e divisioni interne, alimentando ulteriormente la sfiducia verso le istituzioni.

Negli ultimi anni il Libano ha vissuto lunghi vuoti di potere, con difficoltà nell’elezione del presidente e nella formazione dei governi. Lo scenario politico resta frammentato tra forze filo-occidentali, gruppi vicini all’Iran e movimenti riformisti emersi dalle proteste popolari del 2019.

In questo contesto, il rapporto con la Palestina rappresenta uno degli elementi più sensibili della storia libanese contemporanea. Il Libano ospita da decenni centinaia di migliaia di rifugiati palestinesi, arrivati soprattutto dopo la nascita dello Stato di Israele nel 1948 e, successivamente, dopo le guerre arabo-israeliane. Nei campi profughi, molti dei quali ancora privi di piena integrazione economica e civile, vivono generazioni nate e cresciute in una condizione di precarietà permanente.

La presenza palestinese ha avuto un impatto profondo sugli equilibri interni del Libano. Negli anni Settanta il Paese divenne una delle principali basi dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, contribuendo all’inasprimento delle tensioni con Israele e alle divisioni interne che sfociarono nella guerra civile del 1975-1990. Ancora oggi la questione palestinese resta intrecciata alla sicurezza nazionale e agli equilibri confessionali del Paese.

Il sud del Libano, vicino al confine israeliano, continua a essere un’area strategica sia per Hezbollah sia per alcune organizzazioni palestinesi presenti sul territorio. Dopo l’inizio della guerra nella Striscia di Gaza nell’ottobre 2023, il confine meridionale è diventato teatro di scontri quasi quotidiani tra Hezbollah e Israele. Attacchi reciproci, bombardamenti e operazioni militari hanno provocato vittime civili e lo sfollamento di migliaia di persone.

Hezbollah, fondato negli anni Ottanta con il sostegno dell’Iran, ha legato apertamente la propria strategia militare alla causa palestinese e al sostegno di Hamas nella guerra contro Israele. Il movimento sciita si presenta come parte dell’“asse della resistenza” sostenuto da Teheran, che include anche gruppi armati palestinesi e altri alleati regionali.

Il legame tra crisi libanese e questione palestinese è emerso anche nel dibattito diplomatico internazionale più recente. Nel giugno 2026, alla vigilia del G7 ospitato dalla Francia a Évian-les-Bains, Parigi ha promosso un’iniziativa a sostegno della soluzione a due Stati, riunendo rappresentanti della società civile israeliana e palestinese. L’appello finale ha chiesto un cessate il fuoco permanente, la ricostruzione di Gaza, il contrasto all’espansione degli insediamenti in Cisgiordania e un percorso politico credibile verso la nascita di uno Stato palestinese.

Il rischio è che il Paese, già economicamente esausto, continui a essere trasformato in un fronte secondario delle crisi regionali. Molti cittadini temono di essere trascinati in una guerra decisa da attori più forti delle istituzioni statali, mentre il governo centrale appare ancora debole rispetto ai gruppi armati presenti sul territorio.

A questa situazione si aggiunge la presenza di centinaia di migliaia di rifugiati siriani fuggiti dalla guerra civile iniziata nel 2011. La pressione su infrastrutture, servizi pubblici e mercato del lavoro alimenta tensioni sociali e politiche sempre più forti. Negli ultimi mesi il dibattito sul rimpatrio dei rifugiati siriani è diventato uno dei temi centrali della politica interna.

Il Libano si trova così al crocevia tra crisi interna, questione palestinese e instabilità regionale. Da un lato la popolazione continua a chiedere riforme, trasparenza e ricostruzione economica; dall’altro il Paese resta vulnerabile alle tensioni geopolitiche che attraversano il Medio Oriente.

La sfida principale consiste nel rafforzare le istituzioni statali e ricostruire la fiducia dei cittadini, evitando che il Libano diventi nuovamente il terreno di scontro tra potenze regionali e internazionali. Senza stabilità politica e senza un sostegno economico concreto della comunità internazionale, il rischio è che il Paese continui a vivere in una condizione di crisi permanente.

Le Liban, un État en crise entre instabilité interne et Palestine

Le Liban traverse l’une des phases les plus fragiles de son histoire récente. Ancien centre financier et culturel du Moyen-Orient, il est aujourd’hui affaibli par une crise économique, politique et sociale profonde, aggravée par les tensions régionales. Cette situation résulte de décennies de corruption, de clientélisme et d’endettement, ainsi que de la perte de confiance provoquée par l’explosion du port de Beyrouth en 2020. La vie politique reste fragmentée entre forces pro-occidentales, groupes proches de l’Iran et mouvements réformateurs. Dans ce contexte, la question palestinienne demeure centrale, notamment à cause de la présence de nombreux réfugiés installés depuis 1948. Elle continue d’influencer les équilibres internes et la sécurité du pays. Depuis la guerre à Gaza, le sud du Liban est redevenu une zone de confrontation entre Israël et Hezbollah, soutenu par l’Iran et lié à la cause palestinienne. Ce lien a été rappelé lors du récent G7 en France, où Paris a relancé l’appel à une solution à deux États. À cela s’ajoute la pression exercée par les réfugiés syriens sur les services publics et le marché du travail. Pris entre crise interne et instabilité régionale, le Liban doit renforcer ses institutions et restaurer la confiance pour éviter une crise permanente.

Nota filatelica redazionale

Veduta aerea fino al Mar Morto nel valore da 200 Mils.

Unica Serie Pittorica emessa dalla Palestina il 14 agosto 1927 durante il Mandato Britannico durato dal 1922 al 1948 quando fu creato lo Stato di ISRAELE. 

Serie di 11 valori espressi in mille Mils = 1 lira palestinese. 

I francobolli raffigurano alcuni siti iconici quali la Torre di Davide a Gerusalemme, la Moschea di Omar, il Mar Morto. I valori più alti vennero usati per la spedizione di pacchi e posta aerea nel mondo.


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