Spazio / Tempo

di Gabriele Guglielmi

Straordinariamente e con una imprevista coincidenza, nella stessa area geografica del nord Europa, si incontrano due geni dell’umano pensiero (Kant ed Einstein) in due discipline scientifiche lontanissime per l’ordine accademico e per gli stessi obiettivi culturali, ma unite nel concetto di spazio/tempo.

Non è un’enigma, ma la filosofia di Kant concettualmente precede la fisica di Einstein come elemento fondamentale della conoscenza.

Kant chiude la stagione dell’Illuminismo con la capacità di analisi e la ragione pura in un abbraccio universale di libertà e per la prima volta l’Uomo viene considerato come fine e non come mezzo.

Ha inizio la storia moderna e nello stesso tempo con un’ossessione per i limiti della conoscenza esplorata attraverso i sensi.

La rivoluzione filosofica di Kant è nel pieno dell’età della critica e nasce il dubbio che nel mondo ci sia qualcosa di Inconoscibile nel limite esterno ed interno all’uomo.

L’esperienza, per la prima volta, ha sempre un carattere spazio temporale e l’intelletto servendosi dell’lintuizione per fare esperienza si serve di Categorie (nomi che diamo alle cose) che a loro volta sintetizzano il molteplice spazio temporale dell’intuizione. 

Rivoluzione copernicana della filosofia che sviluppa la facoltà dell’Immaginazione autentica creazione dell’intelletto.

Se lo spazio tempo serve a Kant per individuare le cose, gli oggetti, per Einstein lo stesso concetto si sposta nell’esistenza del mondo e dell’universo.

La vita umana conserva la sua precarietà, ma viene proiettata nell’immensità dello spazio senza tempo.

La fisica è una scienza che dovrà scoprire nuove leggi a carattere universale.

Einstein, a suo modo, è credente e rispetta il grande architetto creatore: afferma infatti che esistono leggi sconosciute che regolano l’infinito che ci circonda ed afferma testualmente Dio non gioca a dadi con l’Universo.

Lo scienzato ha aderito all’idea della continua espansione del mondo fisico ed inspiegabilmente coincide con le idee di Kant circa l’Immaginazione.

Concetto necessario per la conoscenza in aiuto all’intelletto ed all’esperienza, affermando in aggiunta che l’immaginazione è più importante della conoscenza.

L’uomo, divenuto un piccolo granello di sabbia dell’universo, acquista il potere creativo di esprimere le sue conoscenze in un campo che sfugge alla realtà. Esaltazione della creatura umana, attribuendo alla stessa la capacità di concepire qualcosa che ancora non esiste.

Speciale è l’incontro dei due citati grandi geni speculativi in due scienze: filosofia e fisica studiate separatamente ma affiancate vicine perché frutto dell’intelletto della medesima creatura umana.

Kant ed Einstein sono vissuti a distanza temporale di circa due secoli, ma quale significato e quale importanza può avere per la loro concezione dello spazio/tempo: un intervallo insignificante.

Entrambi sono andati aldilà dei limiti delle proprie percezioni: uno ha chiuso l’Illuminismo e l’altro ha aperto la vita umana a cambiamenti e trasformazioni senza precedenti. In entrambi Dio è simbolo di totalità e di ottimismo, l’Amore è un’emozione ponderata (inconcepibili i vincoli confessionali ed ideologici).

Kant ed Einstein hanno compreso una costante: il mondo è in una continua metamorfosi.

Dove l’uomo della strada continua a pensare in maniera pratica, le intenzioni dei due geni sono frutto di una superiore rivelazione.

Incontriamo attraverso i due geni, un concetto moderno di teologia in cui noi umani siamo esseri relativi.

Dopo aver raggiunto la Luna (1969 Apollo 11) noi umani abbiamo rimorchiato l’universo ed il tempo e lo spazio che riusciamo a misurare in altro modo: nel nostro immaginario il tempo è un contenitore di eventi e lo spazio è un sottile succedersi di anni.


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