La Barca di Pietro approda nei Musei Vaticani.

Nella vicenda terrena di Gesù, così come la leggiamo nei Vangeli, c’è spesso un testimone silenzioso e discreto, che talvolta diviene protagonista, altre volte la sua presenza la si intuisce anche se non è espressamente menzionata, come se avesse occhi che osservano e, in qualche modo, oggi raccontano. È questo un testimone che ha accolto Gesù, che gli ha ubbidito, e che oggi – ancora oggi – racconta, a chi sa udire, le sue parole. Non è – ovviamente – un essere vivente, ma una cosa che è diventata un simbolo della esistenza terrena: la Barca di san Pietro. La Barca: proprio lei. Quella che assiste a Gesù che cammina sulle acque, così come è raccontato in Matteo (14, 22-33), in Marco (6,45.52); a Gesù che placa le acque in tempesta, come è narrato in Matteo (8,23-27), in Marco (4,35-41), in Luca (8,22.25). La stessa barca che è presente quando Gesù, dopo la terribile Passione e ormai risorto dai morti, si fa trovare sulla riva del lago Tiberiade. È un momento raccontato da Giovanni (21,1-14): i discepoli, tra cui san Pietro, dopo una notte che non avevano pescato nulla, all’alba videro un uomo sulla riva ma non avevano capito che era Gesù. L’uomo consigliò loro di gettare le reti nella parte destra della barca: i discepoli lo fecero e la rete divenne stracolma di pesci. Ecco allora che lo riconobbero e mangiarono insieme il pesce appena pescato.

La barca silenziosa e, in qualche maniera, complice dei miracoli di Cristo, è stata ritrovata proprio sul fondo di quel lago Tiberiade, nel 1986, in occasione di un improvviso abbassamento delle acque. Da allora, è conservata nel centro Ygal Allon del museo di Ginosar, in Galilea. Questa barca, ben conservata grazie al fango fondale che ricopriva le strutture lignee dello scafo, è stata datata, attraverso l’esame C14, tra il 50 a.C. e il 50 d.C.: potrebbe davvero essere la barca di San Pietro. Questa barca è stata oggetto di un approfondito studio, integrato anche da osservazioni tratte dall’iconografia navale antica fornita da rilievi, graffiti e mosaici, di Ostia e Pompei, attraverso i quali gli Aprea, storica famiglia di maestri d’ascia della penisola sorrentina, hanno potuto realizzare un fedele modello che è stato donato a papa Francesco, nel marzo 2023, dalla famiglia Aponte, armatori di Nlg-Navigazione Libera del Golfo, con la collaborazione e il supporto dell’Istituto diplomatico internazionale di Roma. Il testimone silenzioso di Marina Desiderio . 144 5 / 2023 La fedele riproduzione che, a dire il vero, ha dimensioni imponenti in quanto è un battello a vela, lungo 8,8 metri, per 2,5 metri, con un albero di 8 metri, si trova oggi nei Musei Vaticani ed è adagiata alla base della moderna rampa elicoidale denominata La Via dal Mare – dove vi sono modelli di imbarcazioni provenienti da tutto il mondo. Papa Francesco, che ha tanto desiderato quasta barca, nel benedirla, l’ha definita la “La Barca di tutti”: rappresenta infatti la vita di ognuno di noi, che, ora nelle acque in tempesta, ora in bonaccia, prosegue il suo viaggio tra paure e speranze, cercando di non perdere mai di vista ciò che davvero conta: la nostra vita spirituale, testimone silezioso di tutte le nostre azioni.

Nota Redazionale Il Lago di Tiberiade

Nell’Antico Testamento è chiamato mare di Kinneret dalla parola ebraica Kinnor che significa arpa per la forma stessa del lago. Nel Nuovo Testamento mare di Galilea o di Tiberiade dal nome della città fondata da Erode Antipa intorno al 20 dopo Cristo, sulla riva nord in onore dell’imperatore romano Tiberio. Lago di forma ovale, lungo 21 km e largo 12. Situato a 213 metri sotto il livello del mare con una profondità di 43 metri. È il lago di acqua dolce più grande di Israele, lago formato dal fiume Giordano che ne esce per alimentare il Mar Morto. Il Lago di Tiberiade è principalmente conosciuto, come indicato dai Vangeli, quale sede della predicazione di Gesù, attraversandolo spesso in barca laddove Gesù scelse i suoi apostoli quali Pietro e suo fratello Andrea, Giacomo e suo fratello Giovanni che lasciarono le loro reti per seguire Gesù (secondo Luca 5, 1-11). Durante una traversata del lago, una improvvisa tempesta mise in pericolo la fragile barca con Gesù che riposava e gli apostoli che lo svegliarono. Con alcune parole Gesù calmò la furia del mare e del vento (secondo Luca 8, 22-25). Altro episodio successivo (secondo Giovanni 6, 16-21) quando Gesù si ritirò sul monte in preghiera apparendo ai discepoli camminando sulle acque del Lago. Altra apparizione pasquale sul Lago di Tiberiade quando Gesù, risuscitando dalle acque, suggerisce ai discepoli, estenuati per non aver nulla pescato, di calar le reti dalla parte destra della barca. Il miracolo si avvera con la pesca di una enorme quantità di pesci. I discepoli comprendono che quello sconosciuto è il “Signore Gesù”. Pietro si tuffa e raggiunge a riva Gesù che sta arrostendo pesci e pane che dona agli altri discepoli che hanno raggiunto la riva. Finito di mangiare Gesù chiede a Pietro per 3 volte se lo ama e ad ogni risposta affermativa di Pietro Gesù risponde con la frase «pasci le mie pecorelle». Dialogo che Giovanni così descrive nel capitolo 21, 1-19, momento in cui Gesù affida a Pietro la Chiesa. In corsivo: rapporti con la Bibbia.  


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